hablan de incentivos que ya no se ofrecen. Me hago explicar qué son. Terminamos con una empleada que en la pausa de la comida coge pizzas cocidas en un horno de leña y durante diez minutos nos decimos que no seremos capaces en terminarlas; en cambio. Esquivo la lluvia, no querría, veo nubes negras y decido comprar los adornos de oro para el árbol. El oro, nos decía el profesor de estética con respecto a los iconos sagrados bizantinos, representa la divinidad. Salía de aquellas lecciones rebosante de espiritualidad fértil y estéril a la vez. “Ese profesor es un mal maestro”, pero quién lo decía, descubrí después, era un espiritualista también, pero de tipo diverso, más infantil, por lo tanto más feroz.
En el parabrisas de la moto se imprimen las primeras gotas. Cuando estoy a cubierto en casa llueve rústico, sin parar, estos momentos se me escapan siempre. El pico golpea la tierra para excavarla, pero salen solo chispas, no hay modo de agujerear la superficie.
En el momento en que se percibe una grandeza, una vastedad, el lenguaje se va de vacaciones
el original

7 comentarios
Feed de los comentarios de este artículo
diciembre 18, 2010 a 7:48 am
mauro
Essere tradotti da te è un grande onore, sappilo
diciembre 22, 2010 a 7:21 am
Ferrucci
mah. Bello il tuo avatar, io avevo uno dello stesso stile ma non riesco più a inserirlo. Il post di oggi con Il soccombente, El malogrado, qua, forse lo tradurrò. Se vengo a capo dell’ultima frase “quien niegue que ésta es mi mano”
diciembre 22, 2010 a 8:32 am
mauro
“quien niegue que ésta es mi mano” ha a che fare con Wittgenstein. Con le parole, per quanto siano forti, decisive, perfette, non hai nemmeno la possibilità di convincere uno (matto, scettico, scherzoso) che quella che muovi è la tua mano. Non è una questione facile però.
diciembre 22, 2010 a 8:48 am
Ferrucci
no, non lo è
)
diciembre 22, 2010 a 11:24 am
mauro
ha a che fare con il fatto che il nostro linguaggio non poggia su nulla. Nulla poggia su qualcosa. Berhard aveva letto attentamente Wittgenstein.
diciembre 23, 2010 a 7:36 am
Ferrucci
un tempo sognai alcune volte con una mano tagliata, – avevo visto Psicosi XXVII. Anthony Perkins abbandonava la casa dell’infanzia e se ne andava in macchina con la madre morta. Accanto a lui in sedile, lei gli poggiava la mano nel braccio, lui sorrideva guardando l’orizzonte, la camera infuocava l’autostrada dietro loro e la casa ritagliata nel finestrino.
-Wittgenstein in un quarto di post
Nel sogno mio la mano tagliata, già blu, finiva in fondo a una rosa rossa.
Posso seguire per un poco il senso mano. La mano materna, la mano di scrivere, la mano Federer, altre mani peggiori o migliori, anteriori e posteriori. Potrei anche pensare che questa che muovo non è la mia mano, è una mano che mi metto e che mi tolgo, o che mi si mette o mi si toglie, ma le mani ci sono, no?, che possano chiamarsi le mani o hand o las manos sembrano piccole variazioni musicali.
Ora puoi provare a spiegarmelo in altro modo
diciembre 23, 2010 a 9:27 pm
mauro
Puoi solo pensarlo, che questa è la tua mano, e il pensiero è linguaggio. Noi abbiamo appreso l’uso della “certezza”, usiamo questa nozione secondo regole che diamo per scontate. Ma sono solo regole.